Luigi Snozzi (1932-2020) è uno degli architetti più importanti della Scuola ticinese. Questa generazione ha rinnovato la modernità in Ticino a partire dagli anni Sessanta. Ne facevano parte anche Mario Botta, Livio Vacchini, Aurelio Galfetti e Flora Ruchat-Roncati.
A unirli non era solo un linguaggio architettonico comune. Si trattava di cemento a vista, di geometria chiara, di uno sguardo preciso sulla topografia ticinese e della domanda su che cosa l’architettura possa fare per un luogo e per le persone che lo abitano. In Snozzi, questa posizione era particolarmente coerente: una casa non doveva decorare. Doveva chiarire.

Geometria e contesto
Snozzi nacque a Mendrisio, studiò al Politecnico federale di Zurigo e aprì il suo studio a Locarno nel 1958. I suoi edifici sono chiari, ridotti e precisi. Rinunciano alla decorazione e a ogni falsa integrazione. La vicinanza al Bauhaus è percepibile: forme semplici, linee chiare, nessun gesto inutile.
Allo stesso tempo, Snozzi comprendeva ogni edificio come parte di un luogo concreto. Una casa non sta in un punto qualsiasi. Sta su un pendio, in un paese, in un vigneto terrazzato, accanto a un sentiero, davanti a una vista. Prendeva sul serio queste condizioni. Anche Casa Walser è pensata così: come un volume chiaro che non si nasconde, ma risponde al luogo.
Non c’è nulla di nuovo da inventare, tutto è da reinventare.
Luigi Snozzi
Questa frase descrive bene il suo lavoro. Snozzi non cercava effetti di moda. Riprendeva elementi conosciuti: muro, apertura, percorso, corte, tetto, scala, luce. Poi li ricomponeva, con precisione e senza eccessi.

Monte Carasso e oltre
Snozzi divenne conosciuto soprattutto per il suo lavoro a Monte Carasso, vicino a Bellinzona. A partire dal 1978 accompagnò per molti anni lo sviluppo del luogo. Non si trattava di singoli edifici spettacolari, ma di una nuova comprensione del paese, del paesaggio, dello spazio pubblico e delle regole del costruire.
Per questo lavoro ricevette nel 1993 il Prince of Wales Prize in Urban Design dell’Università di Harvard. Monte Carasso divenne un esempio importante di come architettura e pianificazione locale possano agire insieme. Il Comune nominò poi Snozzi cittadino onorario.

Dal 1985 al 1997, Snozzi insegnò come professore all’EPFL di Losanna. Nel 2008, il Politecnico federale di Zurigo gli conferì il dottorato honoris causa. Fu spesso definito la "coscienza sociale dell’architettura svizzera": impegnato politicamente, critico verso l’uniformità del costruire e convinto che l’architettura porti una responsabilità.
Casa Walser
Nel 1985, i miei genitori, Dr Peter e Dr Gertrude Walser, affidarono a Luigi Snozzi il progetto della loro casa a Loco. Conoscevano la Valle Onsernone da molti anni e volevano costruire qui una casa semplice, chiara e duratura.
La scelta di Snozzi fu consapevole. I miei genitori apprezzavano la scuola del Bauhaus e cercavano un architetto che pensasse con una chiarezza simile. Allo stesso tempo, la casa non doveva essere un semplice volume astratto. Doveva dialogare con il vigneto terrazzato, il paese, il sentiero e la vista sulla Valle Onsernone.
Casa Walser nacque da molte conversazioni. Non riguardavano solo la grande idea, ma anche le domande concrete dell’abitare: come si arriva, come ci si muove nella casa, dove ci si siede, come cade la luce, come funziona il camino in cucina. Proprio in questi dettagli si vede che la casa non è stata solo disegnata, ma davvero pensata per essere abitata.

L’architettura è vuoto, sta a te definirla.
Luigi Snozzi
A Casa Walser puoi fare esperienza di questa frase. La casa non ti impone una messa in scena già conclusa. Offre spazi, percorsi, luce, materiali e scorci incorniciati. Ciò che ne nasce si forma abitandola: cucinare, leggere, lavorare, mangiare, parlare, tacere e guardare fuori.
Nel 1989, Casa Walser fu pubblicata nella rivista di architettura "Abitare"; nel 1990 seguì un articolo su "Häuser". Questo rende la casa una parte documentata della storia dell’architettura svizzera. Ma la cosa più importante è che funziona ancora oggi: come una casa chiara, silenziosa e abitabile nella Valle Onsernone.